Teatro Fellini Pontinia
Mishelle di sant'oliva
Venerdì 20 Febbraio 2009
Era una bella donna la prima ballerina dell’Olympia di Parigi: alta, bionda, con la pelle liscia ca parìa di sita e soprattutto ‘ddà taliata c’avia, ca ti faceva addiventare nico nico…
L’artista siciliana porta in scena il suo ‘implacabile’ affondo nelle dinamiche familiari: un gioco di sopravvivenza, intessuto sull’apparente leggerezza.
La vicenda dei due protagonisti di Mishelle di Sant'Oliva si riduce, in apparenza, al nodo di un rapporto ispido, conflittuale, denso di componenti arcaiche e di oscuri pregiudizi: espressione di un Sud repressivo e perbenista. Un padre e un figlio che da anni si parlano senza mai guardarsi in faccia. Un padre e un figlio chiusi nel loro appartamento palermitano, persi nel ricordo della donna che li ha lasciati: la rispettiva moglie e madre.
Ancora una volta la Sicilia, o meglio la città di Palermo, a proporsi vera e autentica protagonista, oltre che scenario, dell’opera di Emma Dante, con i suoi sentimenti forti e contrastanti, con i suoi odi e amori atavici e convulsi.
Salvatore e Gaetano Lucchese vivono da soli, incapaci di qualsiasi atto d’amore, di un contatto reciproco che non sia dettato dalla piatta quotidianità, uniti da una convivenza mal sopportata e stigmatizzata da un esercizio casalingo che esprime, nella ripetizione dei gesti, una condizione stagnante delle loro vite. Trascorrono le giornate in una casa scura e vuota da quando la loro madre e moglie, un’avvenente donna presentata dal ricordo innamorato di Gaetano come la prima ballerina dell’Olympia di Parigi, li ha abbandonati lasciando ad essi solo il ricordo degli anni vissuti insieme. Questa figura femminile, costantemente evocata seppur completamente dalla scena, risulta il fulcro attorno a cui si sviluppano le angosce e le ossessioni di un marito che non accetta, o meglio, non realizza consciamente la fuga della moglie, vivendo, quale novello personaggio bechettiano, in perenne attesa del suo ritorno e rivelando in tal modo la sua essenza infantile negli atteggiamenti e nelle parole. I ruoli si capovolgono, il padre necessita come un bambino delle cure e delle attenzioni di un figlio che, dal canto suo, ha interiorizzato la fuga della madre attraverso la nèmesi, cioè la sua personificazione, espiando le colpe di lei con la prostituzione del proprio corpo nella piazza di Sant’Oliva.
Regia di:EMMA DANTE
con: GIORGIO LI BASSI, FRANCESCO GUIDA
Scene e costumi: EMMA DANTE
Sud-Costa, Festival delle Colline torinesi, Espace
Mishelle di sant'oliva
Venerdì 20 Febbraio 2009
h. 21:00
